Seguo spesso -e volentieri in catalessi- i contenitori della mattina televisiva: trasmissioni Rai, Mediaset e sulle tv locali. Sono tutti molto simili come formato (Rai – Mediaset fanno costume, le locali fatti di zona) e anche nella scelta delle scalette. La cosa non stupisce, visto che i format delle diverse televisioni italiane sono sostanzialmente sovrapponibili, se non addirittura identici. Il caso Forum vs Verdetto Finale è solo l’esempio più eclatante.
C’è però un fatto nuovo. La tv del dolore, che mi sembrava confinata a fasce di palinsesto pomeridiane, è approdata anche al mattino. Con una frequenza quasi quotidiana e con la solita drammatica sfilata di mamme, papà, figli e sorelle che piangono cari estinti tragicamente o vittime di stupri o violenze, e spesso non risarciti dalla giustizia, lenta, disattenta, buonista o assente.
Le parole dei parenti rotte dal pianto, rigorosamente in diretta; lo spiattellamento mattutino del dolore; le espressioni gravi dei conduttori, che al servizio successivo si occuperanno di temi frivoli o di tetteculi. Non è il mio genere televisivo preferito, non è il mio modo di intendere la buona tv: eppure resto incollato allo schermo, perchè mi assale il dubbio che ci sia sotto ben altro.
Colpo su colpo, martellata su martellata, mattina dopo mattina, obbiettivo l’intero impianto della giustizia italiana e i suoi principi fondamentali, credo.
Si tratta di campagne per la certezza della pena. Auspicabili e giuste. Per le storie dolorose che attendono risposte, ma anche per processi scomodi che presto finiscono nel faldone “stragi di stato”, o derubricati alla voce “toghe rosse” -storie che guardacaso non vengono mai citate-. Tutto finisce nello stesso calderone. Si fa leva sugli affetti, sui sentimenti più forti ed universali, e si va attaccando l’intero sistema giudiziario, con la sensazione che anche “la galera”, “la giustizia”, di fronte al dolore non siano più sufficienti.
Temo, sperando fortemente di sbagliarmi, che dal martellamento continuo, dallo spostare l’attenzione sulla cronaca nera per non parlare di altro, dal ragionamento che parte dalla pancia e non sfiora la testa, si possa presto passare alla discussione di punti che nella società della Paura sono sempre molto meno fermi: mi riferisco, per esempio, alla nostra opposizione, civile e morale, alla pena di morte. 
Spero siano solo mie paranoie. E di riparare la radio di camera mia per avere risvegli meno bruschi.