Archivio mensile:dicembre 2009

eccomi: don andrea, all blacks

Torno dopo un lungo silenzio. Non ho mai avuto molto da dire, ma preferisco scrivere solo quando c’è qualcosa che mi prende davvero. Che poi sia significativa, non spetta a me giudicare.

Lunedi giornata piena. La Radio ha dedicato il suo palinsesto ad una mini campagna abbonamenti, visto che le cose -economiche- potrebbero andare meglio di cosi, e gli stipendi sono ridotti del dieci per cento.

Per la diretta sono stato a Genova, ho incontrato Megu Chionetti, trent’anni da fare settimana ventura, ombra e segretario unico di Don Andrea Gallo. Una bella amicizia che cresce. Io lo chiamo uomo asciugamano, stare indietro a quell’immenso vulcano di Don Andrea fa sudare -letteralmente- sette camicie: oggi al posto della tovaglietta di Giugno (concerto tra le vie del Ghetto per Faber), un pacco di fazzoletti. C’erano un sacco di giornalisti, Don Gallo presentava Princese, l’associazione nata tra le prostitute transessuali del Ghetto. Una bella storia. Quartiere difficile, e signore solidali che da una vita fanno il mestiere con una dignità incredibile. Chiedono un incontro al sindaco per parlare dei bassi, i pieds-à-terre dove lavorano, e per parlare del futuro di un quartiere complicato. Hanno voglia di dare una mano anche loro, e non di essere etichettate e basta. Mi ha colpito ancora una volta che fossero tutte insieme, intorno ad un prete.

E poi, oggi, un’altra bella storia. Al Carcere Minorile Beccaria di Milano sono venuti cinque All Blacks, a fare una seduta di allenamento contro i ragazzi detenuti che giocano con gli operatori Asr, la squadra di rubgy di Milano, in un progetto di Giorgio Terruzzi ed Enzo Dornetti (nella foto siamo a destra, io con la sciarpa, Enzo elegante con la cravatta). Per impatto, un pò come se gli U2, aggratis, per il solo piacere di condividere, andassero a suonare in un pub irlandese di Cremona. Note a margine: gli All Blacks non hanno fatto la haka ma sono lo stesso enormi; i ragazzi del carcere hanno regalato un pallone ovale con i loro autografi ai neozelandesi e loro lo hanno preso emozionati; dal pubblico uno di loro ha chiesto al mediano di mischia nero, 187cm per 127 chili, se aveva paura di giocare contro i colleghi detenuti, e quello ha risposto serio di no;  sul campo la mischia l’hanno vinta i ragazzi del Beccaria; il terzo tempo è sempre una figata, soprattutto quando Marco Pastonesi traduce in inglese la spiega dei tatuaggi di un detenuto al mediano di mischia di prima che ha mezzo corpo tatuato maori; che la battuta più bella, sempre al terzo tempo, l’ha fatta un ragazzo del catering che ha detto ad un all black “mangia che devi crescere”. Niente male, indimenticabile, come tutte le cose belle perché fatte senza prezzo.

 

 

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