Venerdì scorso è morto Vincenzone. Era una persona per bene e nella sua vita ne ha vissute molte e diverse, con passione e ironia.
Ieri lo abbiamo salutato tutti insieme.
Dal palco, ci ho tenuto a ricordarlo con queste parole.
- Mi ricordo di quella volta, in Radio, che al pranzo di Natale hai cominciato a cantare Vincenzone e la Fabbrica.
- Mi ricordo quando hai detto che quell’abito africano bianco che avevi preso a Kibera ti stava stretto e lo hai regalato a me, che tanto più o meno c’abbiamo la stessa taglia. Diciamo che sono sei misure di più, ma me lo tengo strettissimo.
- Mi ricordo di quando siamo andati al compleanno di Don Gino per fargli una intervista e tu continuavi a chiedergli solo del fatto che aveva cominciato tardi a fare il prete. Alla quinta volta mi avevi spiegato che l’ascoltatore ha bisogno di un tormentone.
- Mi ricordo di quando con Claudio abbiamo inventato la trasmissione sul ’68 in cui tu, che in tanti anni a Milano avevi perso completamente il tuo accento napoletano, avresti spiegato al professor John Foot, che in tanti anni a Milano aveva perso completamente il suo accento inglese che cos’era stato il movimento, beh, alla fine abbiamo deciso di non farlo perchè a montare ci saremmo ribaltati dal ridere, come se Totò avesse spiegato a Dan Peterson di Piazza Fontana, della Crota Piemunteisa, di Potere Operaio…
- Mi ricordo del tuo matrimonio e della festa all’Arci Bellezza
- Mi ricordo di quanti format abbiamo creato la mattina e che al pomeriggio ci eravamo già dimenticati tutto anche se poche ore prima erano davvero idee promettenti
- Mi ricordo di quella cena con una signora francese a cui hai rinfacciato tutto il tempo che se la menano tanto ma in realtà sono degli sozzoni perchè non hanno il bidet
- Mi ricordo i tuoi sms sempre scritti in maiuscolo e di quando ti ostinavi a chattare anche se per rispondere ad una domanda ci mettevi un pomeriggio
- Mi ricordo che nonostante i 37 anni di differenza mi hai chiamato fratello e mi hai detto che mi volevi bene
- Non mi ricordo di tutte le cose che hai fatto per me, per Claudio e per Nello dentro la nostra trasmissione. Però mi ricordo di quella volta al carcere di Bollate, quando hai fatto il presentatore della sfida tra detenuti di Napoli e Milano a colpi di canzoni e poesie dialettali, che alla fine ti eri divertito tanto e mi avevi detto che ti sembrava di esserti sentito a casa
- Mi ricordo tanti vaffanculo ma anche tante carezze.
- Mi ricordo, soprattutto, che è durata poco ma che ci siamo divertiti un sacco.
