L’idea che in pieno calcio moderno una squadra importante come il Milan possa presentarsi ad un ottavo di Champions con due portieri in panchina riconcilia con una vaga idea di pallone romantico, con la retorica della panchina corta, quando le squadre avevano cosi pochi giocatori ché bastavano due assenze per portarne uno in meno in panchina. Fin qui tutto bene. Quattro gol di vantaggio sono un margine praticamente irrecuperabile, quel pizzico di sfiga sugli infortunati con due portieri in panchina ti rendono perfino meno antipatico, si maschera tutto con una battuta e si gioca la partita. Ma che Galliani –dirigente sportivo verso cui nutro massimo rispetto, nonostante una spregiudicatezza che ho sempre sentito lontana – si presenti ai microfoni di Sky rivendicando la scelta di due portieri in panchina è come minimo paradossale, se non fossimo in Italia. “Si sa,” dice il plenipotenziario rossonero con l’orgoglio di chi ha appena azzeccato la trovata geniale e maschera la bizzarria del doppio estremo “penso alla Roma nel derby, al suo portiere espulso per una regola ingiusta –ma che fin che regola è va rispettata, ndr- e al suo sostituto, che se avesse avuto un infortunio non si sarebbe potuto sostituire con un altro portiere. Cosi abbiamo pensato di risparmiare ad un ragazzino della primavera di stare in panchina, e ci abbiamo portato due portieri, per ogni evenienza”. I giornalisti in studio sono in pieno brodo di giuggiole, impressionantissimi. Nessuno che abbia il coraggio di fare l’unica domanda possibile. “Dottor Galliani. Se questa cosa dei due portieri è cosi risolutiva, e funzionale alla squadra, perché non l’applicate in ogni maledetta partita?”. Colpiti e affondati dall’idea geniale, incapaci di reagire con questa domanda semplice e niente affatto provocatoria, i giornalisti non perdono tempo invece a scagliarsi contro chi stabilisce le regole del calcio –“parrucconi dell’Irlanda del Nord”-, ché espellere un portiere da ultimo uomo è una punizione troppo forte. Galliani sorride e l’argomento scivola. Per chi ancora non lo avesse ancora colto, stasera il concetto di “prostituzione intellettuale” dei media sportivi italiani è ancora più chiaro.