Ho incontrato a Milano il fondatore della Critical Mass, Mr Chris Carlsson. Oltre le due ruote, c’è anche molto altro. Uno spaccato interessante sull’America ai tempi di Obama, e su piccole pratiche quotidiane destinate a diventare cose molto grosse. Sul blog di jalla!jalla!, la registrazione dell’intervista.
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Non sapevo che faccia avesse Chris Carlsson, ma sono sicuro di averlo riconosciuto subito, e da lontano. Mentre raggiungevo la panchina dove ci siamo dati appuntamento, in mezzo a Porta Romana, ho visto un signore che stava armeggiando con una bicicletta del bike-sharing. La guardava, la pesava passandola tra le mani, ha provato a staccarla dalla rastrelliera strisciando la carta di credito, poi ha toccato la sella e ha rinunciato. Non potevano esserci dubbi. Quello era Carlsson, una delle menti più interessanti della scena radicale statunitense, l’inventore di Critical Mass e di una serie di altre cose che da piccole azioni al limite della provocazione, si sono trasformate in cose grosse. Tra le mani, una copia del suo nuovo libro Now Utopia, edito in Italia da Shake: un antologia di buone pratiche quotidiane che potrebbero presto diventare piccole rivoluzioni.
CC. Penso che un sistema di bike-sharing sia assolutamente una bella cosa, ogni città dovrebbe averne uno. Quello di Milano è un po’ complicato da usare, e se ho ben capito, è localizzato solo nella parte centrale della città, mentre dovrebbe essere diffuso anche nelle periferie. Ci dovrebbero essere più piste ciclabili, più isole pedonali prive di automobili, e anche più luoghi di sosta, dove la gente fermarsi a parlare senza il rumore del traffico, senza respirare lo smog…. ma il bike-sharing è comunque un buon inizio…
PMM Che idea ti sei fatto, da ciclista urbano, del rapporto tra le città italiane e le due ruote?
CC Non sono la persona più indicata per rispondere, amo andare in bici in contesti fortemente urbanizzati, anche nel bel mezzo del traffico. Per chi invece non si sente molto a suo agio in situazioni congestionate, la strada può diventare un problema. A Roma per esempio c’è il problema del manto stradale sconnesso, qui a Milano ci sono molte tante rotaie del tram che rendono difficile il percorso. Ma se giri in bici, la strada diventa tua, e anche la sicurezza è un tuo problema.
PMM Dal tuo osservatorio privilegiato, quale ti sembra il contesto urbano più indicato per andare in bici?
Forse qualche città della Danimarca, dell’Olanda e della Germania, dove si è creata una cultura per cui i ciclisti hanno la precedenza, e anche gli automobilisti si sono abituati a dargliela, a vederli procedere sulla strada e non a cercare rifugio sul marciapiede. Credo che sia comunque importante avere uno spazio dedicato ai ciclisti, e dove non esiste è un vero problema.
PMM Il successo di Critical Mass ha moltiplicato anche la presenza di ciclofficine sul territorio. Tre consigli utili a costruirne una nel giardino di casa…
Primo: trovate gli amici giusti, dovete fidarvi dei vostri compagni d’avventura. Secondo: frugate nella spazzatura per trovare vecchi pezzi di ricambio, se ne trovano molti in ogni città. Terzo: fate amicizia con le persone che lavorano nei negozi specializzati. Il vostro successo dipende dall’avere manodopera gratis, pezzi gratis e consigli gratis.
PMM Nel tuo nuovo libro, la bici è solo una delle tante strade possibili per raggiungere una vita migliore. Ci sono molte altre esperienze quotidiane altrettanto significative. Vuoi farci qualche esempio?
Si tratta di esempi di persone che hanno tolto dal mercato il loro know how, la loro esperienza professionale, per rendere la propria vita sostenibile e migliore; non si tratta di una rivoluzione ma di un semplice cambiamento in meglio. Stanno creando le condizioni per migliorare la propria vita di ogni giorno, modificando radicalmente le basi tecniche e sociali della loro esistenza. Gli esempi sono molti: i movimenti che riuniscono quelli che vanno in bicicletta; quelli di protesta come Critical Mass; i punti di incontro come le ciclofficine dove si fanno molte amicizie, si condividono competenze, strumenti, attrezzi, punti di vista. Vedere una città insieme ad altre cento persone cambia per sempre il tuo modo di osservarla. E’ un processo simile all’urban-gardening. Negli States molte persone hanno cominciato a ribellarsi al monopolio alimentare delle grandi multinazionali, soprattutto per quello che riguarda i prodotti freschi che sono spesso scadenti e malsani, e hanno cominciato a piantare i loro orti in città. Non è possibile coltivare tutto ciò che mangiamo, ma per una buona parte ce la si può fare. Cosi, si sviluppano nuovi rapporti con i coltivatori diretti che vivono nelle vicinanze della città, si fanno nuove esperienze, si riscopre il rapporto con l’ambiente urbano, e il contatto con la terra. Dissodare la terra è una cosa che gli uomini hanno fatto per millenni, non si capisce per quale ragione, adesso, dobbiamo avere chilometri di strade coperte d’asfalto per farci passare sopra le auto private. Coltivare la città vuol dire riscoprire il rapporto con l’acqua, con il sole, con lo spazio urbano. È un modo per riappropriarsi degli spazi pubblici, per sconfiggere lo spirito del capitalismo che voleva delimitarli, ed è ora di tornare a renderli comuni. Proviamo ad immaginare di recuperare parte delle strade, liberandole dall’asfalto, e poi trasformarle in fattorie orizzontali. Questa è la vera green-economy. Tutto ruota intorno all’abbandono dei lavori stupidi… è di questo che parlo nel libro. Gran parte dei lavori sono semplicemente inutili e non dovrebbero esistere: banche, assicurazioni, agenzie immobiliari, pubblicità, attività militari, costruzione di oggetti che potrebbero durare una vita e invece sono da buttare dopo pochi mesi. Perché? Questa è la domanda che nessuno ha il coraggio di fare. In realtà, chiederlo dovrebbe essere permesso. Tanta gente considera il proprio lavoro stupido, ma pensa di doverlo svolgere solo perché porta i soldi necessari ad una vita dignitosa. Se smettesse di lavorare scoprirebbe di avere un sacco di altre cose da fare, e non solo per denaro. Basterebbe per cominciare a risolvere i problemi della crisi economica, ed ecologica, che il nostro pianeta sta affrontando. Quindi, si può partire coltivando i propri pomodori e costruendosi in casa una bicicletta.
PMM La società di oggi non può prescindere dalla tecnologia. Quanto è ancora lontana una piena democrazia digitale?
La democrazia digitale è sempre minacciata. Dal basso non possiamo controllare l’hardware e la lunghezza della banda. Sono pubblici, ma fino ad un certo punto. Le multinazionali ne controllano larghe porzioni. Negli Usa, in questo momento, c’è una accesa discussione su quello che viene definita neutralità della rete: la stiamo perdendo progressivamente, anche Google è passato dalla parte dei cattivi, quindi la democrazia digitale è un problema molto complesso. Prendiamo per esempio i materiali gratuiti che immettiamo nella rete, software gratuiti, o prodotti artistici come la musica. Il nodo centrale del problema è che questo sforzo, per adesso, è stato richiesto solo a certe categorie, come i musicisti. Posso anche offrire il mio lavoro gratis, ma sarebbe giusto che ricevessi in cambio altri servizi in forma gratuita. Solo i lavoratori della cultura sono stati chiamati ad immettere in rete prodotti gratuiti, a tutto beneficio delle aziende di telefonia mobile, per esempio, o del settore pubblicitario. La democrazia digitale, dunque, è una arena in cui si sta ancora combattendo, e in cui dobbiamo misurarci: non si è ancora affermata del tutto.
PMM La strada, insomma, è ancora lunga…
Di questa utopia parlo nel libro. Risposta a domande come “che rapporto dobbiamo avere con il lavoro, che rapporto con l’ecologia, quanto tempo dovremmo passare nelle nostre città vivendo bene con gli altri invece che preoccuparci continuamente?”, richiedono un grande sforzo di comunicazione. Quindi Internet, seppure commercializzato, difficile da usare, di difficile accessibilità, è solo l’inizio della comunicazione che ci occorre per costruire il mondo che veramente vogliamo. E’ il primo passo sulla strada per vivere secondo i criteri che potremmo permetterci.
PMM Prima dell’elezione di Obama, che si è speso molto per il cambiamento puntando anche sulla green economy, eri piuttosto scettico sulle reali possibilità di cambiamento che avrebbe potuto portare la sua elezione. Dopo quasi due anni, che bilancio fai del suo governo?
Credo di vivere in un paese goveranato da un sistema mono-partitico, come nella vecchia Unione Sovietica. Mi pare di ascoltare un solo media con tanti canali, che dicono tutti le stesse cose. Abbiamo un solo partito, con due facce, una blu, l’altra rossa. E anche se sembra che litighino, siano sempre in contrasto, ci sono pochi punti su cui sono realmente in disaccordo. Esprimono perfettamente l’opinione della classe agiate su come gestire le ricchezze, su come governare l’impero, su come organizzare il sistema militare: non c’è grande differenza tra Obama e Bush. Il presidente non sta affatto re-distribuendo le ricchezze, le sta anzi spostando nella direzione sbagliata: le toglie ai poveri per darle a chi è già benestante, come aveva già fatto Bush. Non a caso, uno dei suoi partner principali, sin dall’inizio della sua campagna, è stata la Banca Goldman Sachs che lo ha sostenuto fin dall’inizio.
PMM Che giudizio dai della riforma sanitaria di Obama?
La riforma della sanità è anche peggiore del sistema che c’è adesso. La sanità attuale è pessima. Direi assolutamente inaccettabile. Ma con la riforma saremo costretti per legge ad acquistare delle assicurazioni private, sul cui prezzo non sarà effettuato alcun controllo. Ancora una volta si determinerà un trasferimento di denaro dalle classi povere e medie ai grandi ricchi delle lobby mediche, farmaceutiche ed assicurative: loro vincono e noi perdiamo, come al solito.
PMM Sei un grande esperto della storia di San Francisco. Quali sono le novità più interessanti tra le cose che succedono in città?
Ci sono alcune novità, sia per quello che riguarda lo spazio fisico, sia per le esperienze umane. Sul primo aspetto, a San Francisco, oggi ci sono più alberi e spazi verdi di quanti ce ne siano mai stati precedentemente. Nella storia della città ci sono più persone che vanno in bici di quante ce ne fossero nel 1890, quando non esistevano le auto. Si è affermato il sistema di giardinaggio urbano, i parchi sono in buona salute: si è creato un grosso movimento che si prende cura dello spazio pubblico. Qualche ascoltatore conoscerà per esempio il Dolores Park, che da circa cinque anni è diventato il principale punto di incontro dei ragazzi. Ci vanno tutti i giorni a bere una birra, a chiacchierare, e questo non piace molto alla polizia e ai residenti. E’ sicuramente cresciuta la vivibilità, ma al tempo stesso abbiamo un grande problema di squilibrio tra i poteri economici. Da un lato ci sono i ricchissimi che vengono a San Francisco a comprare casa, conducendo vite molto dispendiose. Dall’altro persone come me che cercano di capire come restare a vivere a San Francisco. I ricchi hanno il potere di esercitare pressioni sul governo per eliminare gli spazi dedicati al divertimento. E quindi, quelli tra noi che sono interessati a divertirsi devono sempre fare un passo indietro. Come spesso accade quando si tratta di ambienti urbani, il conflitto è sempre acceso.
PMM Ti prego: almeno una nota di speranza..
L’ambiente di San Francisco è di sicuro il più sano di quanto sia mai stato da moltissimo tempo, c’è una bellissima baia, il nostro contesto geografico è uno dei migliori al mondo, e tutto questo grazie anche alle moltissime associazioni di base che in questi anni si sono occupate di migliorare lo stato ambientale della città e per ridurre l’impatto della automobili.
PMM Hai azzeccato tutto sulla Critical Mass. Non posso non chiederti una previsione. La prossima cosa grossa sarà il giardinaggio urbano?
Credo onestamente di sì. In Inghilterra è stato ribattezzato “piccole città in transizione”, sono luoghi dove è possibile riprendere il controllo della produzione locale sul fabbisogno umano. Abbiamo bisogno di ricominciare a produrre localmente ciò che ci serve per vivere, dal cibo all’energia, all’approvvigionamento dell’acqua, sottraendoci al controllo delle grandi imprese che gestiscono questi settori. Bisogna usare meglio i rifiuti e le acque nere, trasformandoli in fertilizzanti per gli orti urbani. Credo che giardinaggio e bicicletta siano l’inizio di questo nuovo stile di vita. Le persone che lo praticano oggi magari non lo sanno, non ne sono del tutto consapevoli, ma lo saranno domani. Questo è il senso di Now-Utopia.
PMM A proposito. Sai che la Critical Mass di Napoli è una sfilata di ciclisti vestiti da Pulcinella?
Non lo sapevo, è fantastico. Devo tornarci, ci sono stato tanto troppo tempo fa, prima che prendesse piede la Critical Mass. E a proposito: raccolgono anche la monnezza, mentre pedalano?





