Sabato pomeriggio per outlet e crisi di governo

 

DOMENICA 29 SETTEMBRE

Ieri pomeriggio sono capitato in un grande outlet piemontese, proprio nei minuti in cui si configurava la nuova temutissima crisi di governo, generata dalle dimissioni dei ministri Pdl. L’outlet è ormai un punto di riferimento consolidato nel fine settimana degli italiani, non solo in termini di presenze: migliaia, come sempre. Ci si va per gli sconti ma anche e soprattutto per incontrarsi, per lo struscio, per vedere la gente che passa o per assaggiare un cono tre, quattro o cinque gusti, spesso annegato di mirabolanti praline colorate. All’outlet si concentrano insomma molte attività destinate precedentemente a borghi e centri storici, almeno fino all’avvento dei primi centri commerciali. Gli outlet di seconda generazione –proprio come quello in cui mi trovavo- hanno goduto del boom dei primissimi per correggere in corsa alcune imperfezioni architettoniche: i piccoli borghi in miniatura sono provvisti di ogni tipo di esercizio –che rende inutile passare perfino dal pasticciere o da quello che vende la moka-; somigliano sempre di più alle città vere (e circostanti) con il vantaggio che si parcheggia più facilmente; fanno dei tentativi di sfuggire al concetto di “non luogo”, e provano a riempirsi di concerti ed altre attività (qui ci sono un reperto archeologico e una sala civica per le mostre), che potrebbero giustificare, a prescindere, una visita. Così, l’outlet è riuscito a trasferire in uno spazio posticcio e di proprietà privata molte delle attività che facevano parte della vita sociale, rendendole puramente commerciali e isolandole da quella bella contaminazione che investe invece gli spazi comunitari (all’outlet i bambini non giocano a pallone, all’outlet uno che non consuma si sente a disagio, all’outlet ci devi andare per forza e comunque in auto). A me dell’outlet colpisce sempre il timing, che è una quasi città che ad un certa ora chiude, un po’ come succedeva per la giornata dei bambini dopo Carosello: finito, tutti a dormire. Mi colpisce sempre che ci sia un tipo che ha le chiavi di questa quasi città, e che ad una certa ora la chiude per davvero. Mentre la radio annunciava la crisi di governo ero dentro un negozio di occhiali, affollatissimo come tutti gli altri (perfino quello che vende maglioni e mazze da polo). La gente ha teso l’orecchio, qualcuno ha fatto una smorfia, altri hanno sbuffato, qualcuno ha continuato ad occuparsi dello sconto sulle montature che coincide con gli anni di età, un ragazzino ha sperato che arrivasse il prossimo pezzo dei Modà, che piace tanto alla fidanzata. Per fortuna la canzone successiva era di un altro, brutta, ma di un altro. Quell’annuncio è suonato come l’ennesima intrusione parlata in un flusso indistinguibile di brutte canzoni. Cosi, tornando verso l’auto e sperando di non perdere il resto del pomeriggio nell’ingorgo verso l’uscita, mi sono affacciato alla porta della Sala Civica. Come per avere una riscossa simbolica, una sicura adesione morale dalla più alta istituzione presente all’outlet (un vigile? Un dipendente comunale mobbizzato? Un netturbino stanco?). Mi ha accolto la guardia giurata, privata anche lei. Mi ha detto che la sala civica era chiusa e che di mostre, qui all’outlet, nelle prossime settimane non ne sono previste. Mi sono quasi scusato per il pensiero, e sono tornato subito all’Italia, confusa come il traffico di gente in questo strano posto, in un tranquillo sabato pomeriggio di inizio autunno.

Twitter @paolomaggioni

Facebook paolo.maggioni

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...