Start Up: Israele batte Italia 7-1. Linea allo studio.

Continuo ad avventurarmi in un terreno minato, parlando a tentoni di economia su un sito frequentato dai più grandi esperti della materia: insomma, se sbaglio, mi correggerete, anche perché il racconto di alcuni dati colpisce e sciocca. 
Festival che vai, spread che trovi.

Dopo aver raccontato la differenza abissale che si applica tra Italia e Germania intorno a cultura e fondi europei (qui, nel mio incontro con Philippe Daverio a Bolzano), mi imbatto in un altro differenziale da record.

Nel chiostro di una bellissima chiesa del centro di Pisa, ho pranzato con un signore di Padova, sulla cinquantina, che lavora prevalentemente a Tel Aviv. Eravamo tutti e due in città per l’edizione 2013 di Internet Festival, che ruota intorno alla rete e a molte idee ed imprese nuove che passano da lì. Il discorso è caduto sulle start-up. Questo signore, un tempo, si sarebbe potuto definire finanziatore o pioniere. In tempi globalizzati è giusto chiamarlo business angel. Tradotto: va in una sala con altri angeli e ascolta un ragazzo con una bella idea ma senza una lira (start-upper) che fa il suo pitch (breve discorso di presentazione, che dev’essere di impatto); se il giovanotto buca, il business angel può arrivare ad investire fino a 200mila euro, in cambio di una quota di partecipazione. E qui entra in gioco lo Stato, il Ministero dello Sviluppo Economico. Che in Israele è pronto a mettere fino a sette volte il capitale investito dall’angelo (che diventa anche watch dog, cane da guardia dell’investimento): cosi si sostiene l’economia delle giovani imprese e nel giro di qualche anno si rientra nell’investimento. In Italia, invece, il rilancio pubblico può arrivare, al massimo, alla stessa cifra investita dall’angelo. Insomma: Israele – Italia 7-1.Se questi dati sono corretti (il vino era ottimo ma ci siamo contenuti) mi sembra uno spread altissimo, irragionevole. Un altro dato su cui lavorare, per avviare la fase 2.0 di I-Letta e del governo delle larghe intese. Al caffè, per darmi una botta di vita, sono tornato dall’angelo veneto e mi sono fatto regalare un’altra massima: “Mica solo per le start-up. ma anche in fatto di vita notturna” strizzatina d’occhio “Tel Aviv è ormai meglio di Manhattan”. Chapeau. 

Ps. All’Internet Festival ho visto le stampanti 3D che potrebbero cancellare un pezzo d’industria tradizionale e conosciuto meglio il grafene, il materiale più flessibile e sicuro del mondo, presto su tutti i nostri cellulari e tablet (cosi se litighi con la fidanzata al telefono e lo lanci al muro, lo smartphone rimbalza e non si fa nulla). Però la cosa più divertente è la robotica applicata ai robottini che fanno sumo. Una cosa emozionante, bellissima, qui 

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