Cronache Marziane da Pitti Uomo 2014

La moda è uno dei pochi settori dell’economia italiana ancora in salute, per cui ben vengano per il paese grandi manifestazioni internazionali come Pitti Uomo di Firenze, che tra l’altro quest’anno pare in grande fermento. Ci sono stato per la prima volta, oggi, con il risultato di incontrare un’umanità completamente inattesa, variegatissima, lontanissima da me (e proprio per questo affascinante), che provo ad affrescare per brevi impressioni.

DRESS CODE

Andare al Maracanà della moda vestito come tutti i giorni poteva sembrare irrispettoso. Quindi sono arrivato a Palazzo “normale”, ma con alcuni dettagli bizzarri e personalissimi: un paio di bretelle a pois blu e rosse rubate ad Antonio Di Bella, una sciarpona bianca di Telethon raffinatissima, camicia chiusa fino all’ultimo bottone come da copione, mutande rosse da capodanno che non si vedevano ma facevano tanto esotico. Anche se sono glabro mi sono fatto crescere la barba, il vero passaporto per l’uomo del 2014, che qui è “guerriero ma pacifico” (tipo Gino Strada?). Non ho dimenticato di risvoltare le braghe, un po’ sopra il malleolo, un po’ sotto il ginocchio (ma avendo in casa una zuava, va benissimo anche lei).

Impressioni: incontro gente scafandrata, con il fez, principidiGalles totali, scozzesi, abbinati con apparente ma elegantissima daltonia, eschimesi, kellerine, quasi reduci dell’Armata Rossa, e osservando la mia normalità –tutti- storcono il naso. Qui, a Pitti Uomo, il bizzarro sono io, siamo noi.

COORDINATE

Pitti Uomo è tipo un grande magazzino, con tutti gli stand dei brand in fila ma senza i camerini e le signore che ti fanno provare il caffè con la miscela arabica. Per fare il grosso ho provato a chiedere se c’erano i saldi.  Mi ha risposto un gruppo di stilisti neri e barbuti di Harlem che pensando ad una provocazione erano disponibili a fustigarmi sul posto a colpi di biografie di Malcolm X: mi sono salvato in tempo. Per il resto, l’umanità degli espositori e dei loro vestiti è talmente varia da potersi agilmente ricondurre a quattro punti cardinali: presepe vivente, chiringuito di Ibiza, personaggi minori di “Alice nel paese delle meraviglie”, giardini di Oxford. Insomma, c’è posto per tutti (quasi) e lo spettacolo –più che dentro- è intorno agli stand.

FRASARIO FONDAMENTALE

  • “Adddorrrooooo…” (apprezzamento massimo).
  • “Ci siamo visti a Milano?” (utilissima per salutare uno sconosciuto)
  • “Il dettaglio è anima” (non l’anima, solo anima).
  • “Non conta l’età, non esiste il giovane e il vecchio. Conta come sei: in, o out” (giudizi universali).

CAPI IMPERDIBILI

  • Il giaccone di pelle borchiatissimo. Cosi tanto da sembrare una armatura. Sconsigliatissimo per il metal detector.
  • I calzini da ciclista che nella notte si illumimano a Led. Perfetti per non farsi stirare e tamarri il giusto, ideali per aderire alla nostra operazione “M’Illumino di Meno”.
  • Felini: il ghepardo scende, il il leopardo tiene, risale il giaguaro.
  • Sta tornando la coppola. Non sapevo fosse andata via, ma sta tornando.
  • Lo smoking tutato. O la tuta smokingata. Ideale per ubriacarsi ad un ricevimento e scappare velocissimi prima di essere acchiappati dal padrone di casa, sudando il giusto.

PAUSA PRANZO

Trattoria rinomatissima a pochi passi dalla Fortezza da Basso, dove Pitti Uomo diventa comunità. Giuro: ho visto un anziano pellettiere fiorentino parlottare con un giornalista giapponese. Il pellettiere spiegava -in vernacolo stretto- la ricetta del peposo all’Imprunetina, incomprensibile già dalle parti di Coverciano (una cedrata pagata a chi riesce a descriverla, nella sezione commenti, senza cercarla su Google). Il collega nipponico si è fidato e ordinato. Chissà se ha gradito.

PACCHI

Il mio contatto per raccontare Pitti Uomo –possibilmente con ironia e distacco- era il signor Luca, fantastico stilista bresciano esperto in cravatte e pochette, che a differenza di altri imprenditori della zona è riuscito a vendere a Bush Junior vestiti e non armi. Non è potuto venire in onda e mi ha passato il contatto di un suo amico di Torino, che in una sorta di larga intesa oltreoceanica, produce e vende i pantaloni preferiti da Obama. Non è potuto venire nemmeno lui. Alla fine ho intervistato una ragazza di origine africane e accento di Lambrate che somiglia vagamente a Michelle Obama. Son soddisfazioni.

IL MUST DEL 2014

Ho fatto un corso accelerato per scrivere un pezzo di moda veloce e ben fatto, che riassumesse la giornata trascorsa a Firenze. Forse Rosanna Cancellieri sarebbe fiera di me, forse no.

Eccolo. Tema: “l’uomo di Pitti del 2014”.

Svolgimento.

“E’ l’inverno due-zero-uno-quattro. L’inverno dell’uomo che vive alla giornata, l’uomo indipendente e coraggioso. Ama il camouflage, per mimetizzarsi con la flora e la fauna urbana. La barba incolta o i possenti mustacchi non conoscono nazione, sono il passpartout dell’uomo della metà degli anni Dieci: belle epoque. La radiografia moderna parte dal dettaglio: il calzino pastellato è il tornasole dello stile, colorato, esibito, sfrontato. Insieme a lui torna il cipollotto –inteso come orologio-, il vero vettore tra gli spasmi della modernità e il recupero di un tempo antico. Lo sguardo è quello romantico di un lord, il fiocchetto orna il collo e si posa sul gilet con punti fantasia per restare al caldo, ma con classe. E quando si fa sera, l’uomo coraggioso due-zero-uno-quattro non risponde alla provocazione metropolitana. Osserva il guardaroba degno de Il Grande Gatsby, affronta un brodino, la replica di CSI Miami e si fà trapunta del suo stesso letto. Potere del camuoflage, il tatuaggio dell’anima.” Adddooooro.

CONCLUSIONI

Un pensiero commosso a Giorgio La Pira.

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